martedì 16 gennaio 2018

Homeschooling 3-4 anni


Quando ad Elia viene chiesto se va a scuola lui con orgoglio risponde: "No, faccio scuola in casa!" e alla domanda successiva "Ah, con tua mamma?" lui tutto meravigliato risponde: "No, con BB. Mamma non è capace di fare la scuola!". 
Questa cosa mi fa sempre molto ridere, negli occhi di mio  figlio io sono una perfetta incapace ad insegnare...ma mi va bene così, il primo passo per un insegnamento di successo è che le lezioni vengano apprese senza che l'allievo senta il peso di una lezione!



BB ha veramente una grande pazienza con suo fratello e quando le ho spiegato che non lo avrei mandato alla scuola materna ma avrei preferito per un po' ancora di istruirlo in casa, lei si è assunta il ruolo di maestra di Elia, ha preparato astuccio, quaderni, zainetto, gli ha spiegato come funziona la merenda, il gioco libero, l'intervallo, le attività al tavolino, ha istituito un sistema di medaglie e stelline per gli esercizi ben fatti e a Natale ha addirittura preparato da sola come regalo speciale due libretti per imparare le lettere, disegnare e far di conto. 



Quando lei ne ha voglia chiede ad Elia "Andiamo a fare la scuola?" e allora si siedono al tavolino in cameretta e lei gli insegna a scrivere il suo nome e a riconoscere le lettere. E' incredibile quanta dedizione ci mette, il loro è un gioco bellissimo che gratifica entrambi e mi riempie di gioia. 

Come ben sappiamo, però alla base di ogni apprendimento strettamente scolastico c'è un iceberg sommerso di prerequisiti che come tanti mattoncini pongono la base affinché essi possano avvenire nel migliore dei modi. Il mio lavoro di "maestra in incognito" è su tutta questa parte che riconosciamo sotto il nome di "prerequisiti scolastici"

Come disse Maria Montessori, la chiave è nell'aiutare il bambino a fare da solo, l'esperienza concreta dei concetti che si devono imparare sono essi stessi la base affinché tutti gli apprendimenti scolastici successivi avvengano naturalmente e senza grandi sforzi, risvegliando la naturale curiosità del bambino. 

Alla base del saper leggere ci sono ad esempio tutti i cosiddetti "giochi metafonologici", giochi che giocano con i suoni delle parole, con l'individuazione delle sillabe o lettere iniziali, quelle finali, fino ad arrivare allo spelling di lettera per lettera.  In questo ambito un gioco che stiamo facendo è ad esempio questo: 



in una ciotola pongo una decina di oggetti di cui la metà inizia con il suono M (di mamma) e l'altra metà con il suono E (di Elia), su un foglio scrivo le due lettere in questione e metto una foto mia e una sua accanto alla lettera corrispondente. Poi chiedo a lui di prendere un oggetto alla volta dalla ciotola, di nominarlo e di individuare a quale delle due lettere appartiene. Elia ha svolto l'esercizio correttamente. 
Ora ho stampato figure relative alle iniziali di tutti i nomi della nostra famiglia, il passo successivo sarà di presentare sempre una nuova lettera alla volta, fino ad arrivare al punto di eseguire l'esercizio anche con più di due variabili per volta. 

Alla base della scrittura ci sono invece tutte le abilità manuali e di coordinazione occhio-mano che tanto mi piace stimolare con le varie attività da #5minuti che spesso posto sulla mia pagina facebook. Un bambino che non sa infilare una perla su un filo o delle penne rigate su un bucatino, che non sa modellare il pongo o infilare chiodini, difficilmente riuscirà a tenere in mano una penna e a controllare il tratto, la forza, la direzione da imprimergli. 



Un'attività fatta ultimamente è ad esempio questa: un rotolo di carta igienica riempito di cannucce come un alveare, Elia deve infilare uno spaghetto in ogni cannuccia. 

Per i requisiti dell'ambito scientifico-matematico ci sono tutti gli aspetti legati ai concetti di spazio e tempo. 
Capire come muoversi nello spazio, individuare le grandezze con seriazioni (ad esempio fare una cornice di chiodini alternando 2 o 3 colori seguendo un modello, o mettere i regoli in ordine crescente o decrescente) o classificazioni (metti tutti i mattoncini grandi da una parte e tutti quelli piccoli dall'altra parte), affrontare gli indicatori spaziali giocando a nascondino (sopra, sotto, dietro, davanti...). 



Capire come muoversi nel tempo, scandendo i tempi della giornata, i giorni della settimana, le stagioni. Su questo ci stiamo aiutando con cartelloni appesi in cucina con la settimana del pulcino, con il lapbook dell'autunno (trovato qui) e quello del Natale creato ad hoc insieme ai bambini della chiesa, osservando la natura e il suo mutare passeggiando nella campagna e aiutandoci anche con questo libro delle stagioni (La coccinella). 
Sono ovviamente tutti concetti ancora molto astratti per un bimbo di 3-4 anni, ma è solo ripetendo e vivendo che un pezzettino alla volta acquisiscono concretezza e significato. 

E solo per ultimo, arrivano i concetti di quantità, di maggiore e minore, di associare una quantità ad una parola e poi ad un simbolo. Contare associando un numero ad ogni oggetto non è una cosa che i bambini fanno da subito, Elia lo ha imparato solo negli ultimi mesi. 
Un gioco che ci piace fare per imparare i simboli numerici è ad esempio quello delle mollette:



su 6 mollette disegno i numeri da 1-6, su altre 6 disegno le stesse quantità di puntini (o coccinelle). Poste alle estremità di un cartellone Elia deve collegare il numero giusto alla quantità esatta. 

Ecco, questa una veloce carrellata di quello che da noi vuol dire "fare scuola in casa" senza in realtà sapere di farla 😄...ricordiamoci che ogni momento della giornata è "scuola", ogni buon esempio è "scuola", ogni compito pratico assegnato per aiutare in casa è "scuola", perché come disse Albert Einstein: "Imparare è un'esperienza, tutto il resto è informazione"!



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